sabato 18 maggio 2019

L’OPERA DELL’UOMO E LA STORIA DEL DELTA DEL PO


L’OPERA DELL’UOMO 
E LA STORIA DEL DELTA DEL PO

I testi condivisi da un lavoro comune dei due Parchi, quello Veneto e quello dell’Emilia Romagna.
II Delta del Po è un territorio costruito, nel corso dei millenni, dai sedimenti depositati dal nostro più grande fiume e ridistribuiti dall'azione del mare e del vento. L'uomo, nel tempo, ha assunto nell’evoluzione del Delta un ruolo sempre maggiore, fino a divenirne il protagonista quando, quattro secoli fa, ha realizzato il taglio di Porto Viro, dal quale ha preso origine il Delta Moderno. Oggi il suo compito è far riemergere, storia e natura di questo territorio, divenendone il custode.





mercoledì 15 maggio 2019

lunedì 11 marzo 2019

LE ANTICHE MURA, IL CASTELLO, LE TORRI DI ROVIGO

ROVIGO – CITTA’ MURATA

 LE ANTICHE MURA, LE PORTE DELLA CITTA’, IL CASTELLO, LE TORRI



La città di Rovigo pur non essendo compresa nel terrirorio della Riserva di Biosfera di recente riconoscimento da parte dell'UNESCO costituita dal Delta del Po, ha la medesima origine. Infatti 
l’abitato di Rovigo è sorto in epoca antica in un territorio acquitrinoso e paludoso protetto da un sistema di fosse che correvano parallele all’esterno della città e compreso fra i due principali fiumi d'Italia nella parte finale del loro percorso. 
La necessità di dotarsi di un sistema murario a presidio del centro abitato, si ebbe già dal XII secolo, in quanto il territorio fu oggetto di ripetute contese fra gli Estensi di Ferrara, gli Scaligeri di Verona, i Carraresi di Padova e la Repubblica di Venezia. Nel corso dei secoli il tracciato assunse la forma di un pentagono schiacciato. Dal XVI secolo le fortificazioni persero progressivamente di importanza e, in molti casi, vennero costruite abitazioni addossate all’interno o all’esterno delle mura. Oggi rimangono poche tracce visibili di questo antico manufatto di epoca medievale; quelle meglio conservate sono visibili alla fine di via Boscolo: si tratta delle mura che chiudevano il lato meridionale della città.









«Nel Settecento, Rovigo era circondata da un’ampia cinta di mura: cinque porte e un portello permettevano l'accesso alla città. Di queste porte soltanto due rimasero, quella di Sant’Agostino e quella di San Bartolomeo (o San Bortolo); le altre tre, cioè quella d'Arquà, quella di San Giovanni e quella di San Francesco, furono demolite nell’Ottocento. Il portello (così chiamato perché più piccolo delle altre porte) fu distrutto nel 1823. La porta di San Bartolomeo (o San Bortolo), che prende il nome dalla chiesa extra moenia di San Bartolomeo Apostolo, fu eretta tra il 1482 e il 1486, sotto il dogato di Giovanni Mocenigo, in coincidenza con il passaggio della città al dominio della Serenissima. Si tratta di una porta in cotto, a unico fornice, merlata e adorna di stemmi nobiliari. Il relativo arco è sovrastato su entrambi i lati da una cornice, secondo lo stile del Sansovino». http://guide.travelitalia.com/it/guide/rovigo/porta-san-bortolo/

LA TORRE PIGHIN
«Torre Pighin è l'unica torre di cinta rimasta a Rovigo. Originariamente la torre, avendo funzione solo di difesa, era aperta verso l'interno. Nel '700 è stata costruita al suo interno un'abitazione privata, conferendo così al monumento un aspetto veramente particolare. Torre Pighin è l'unica torre rimasta fra quelle che sorgevano lungo la cinta muraria di Rovigo. La torre aveva una funzione principalmente di difesa della città: la sua altezza altezza consentiva una maggiore comodità di avvistamento. La torre in origine era aperta verso l'interno della città, perchè aveva una finalità esclusivamente di difesa e non abitativa. Probabilmente al parte aperta era provvista di alcuni piani in legno, collegati fra di loro da scale a pioli. A seguito dell'evoluzione delle tecniche militari, la torre perse importanza e nel '700 fu trasformata in un'abitazione, aggiungendo la parete mancante. Nel corso del'800 e del '900 la convivenza di un'abitazione privata all'interno di una proprietà pubblica (la torre) rese spesso complicati gli interventi di restauro. Solo alla fine del '900 Torre Pighin è stata ristrutturata ed ora si può ammirare in tutta la sua particolarità».

IL CASTELLO E LE TORRI DONA’ E GRIMANI
«Intorno al 920 il Castello fu eretto dal vescovo di Adria, Paolo Cattaneo. Esso rappresenta il reperto urbanistico più antico della città. Ignoti sono il progettista e l’esecutore dell’opera; è invece certo che il Castello accolse la sede vescovile ed ebbe funzione difensiva contro le scorrerie degli Ungari. Si ritiene che, in origine, fosse una rudimentale fortificazione, composta da una torre cinta da una palizzata. La struttura fu poi modificata e ampliata, fino a diventare una vera e propria fortezza, cinta da mura merlate e da un fossato e dotata di ben otto torri. Vi si accedeva attraverso due ponti levatoi. Al centro della fortezza si elevava il mastio, tuttora esistente, chiamato Torre Donà: alta più di sessanta metri, essa è una delle maggiori torri medievali italiane. Nei pressi sorge la Torre Grimani, chiamata “Torre mozza” perché parzialmente crollata. Entrambe le torri sono pendenti. Simbolo della città, il Castello – che oggi prospetta su Piazza Matteotti – fu sempre considerato proprietà comunale. Quando, nel 1482, Rovigo si sottomise a Venezia, fu stabilito che la Serenissima dovesse mantenere, riparare ed eventualmente rifare – a proprie spese – le mura e le fortezze. Nel 1598 il Consiglio Rodigino concesse al nobiluomo Niccolò Denudo – a titolo di livello perpetuo – il Castello e le sue pertinenze, con l'obbligo di buona conservazione. Nel 1771 i patrizi Donà iniziarono la demolizione della torre col pretesto di pubblico pericolo, ma nella causa loro intentata dai cittadini, ebbero torto. II successore dei Donà, conte Marco Grimani, nel 1836, demoliva parte delle mura; ma la demolizione fu fermata dalle autorità». http://guide.travelitalia.com/it/guide/rovigo/castello-rovigo/

ALCUNE FOTOGRAFIE PRESENTI NEL VIDEO

Torre Grimani

Torre Grimani e Torre Donà vuste dal terrapieno interno al Castello

Porzione di mura di cinta del castello

L'interno della Porta di San Bortolo a sud della città

Porta San Bortolo

Torre Pighin - L'unica torre rimasta

Sia all'interno che all'esterno le mura sono state incorporate nelle abitazioni

Questa porzione visibile è nel retro di Via Luigi Boscolo

Porta Sant'Agostino - sia a destra che a sinistra le mura sono state sostituite o inglobate nelle abitazioni


sabato 26 gennaio 2019

ARRIVIAMO!


ARRIVIAMO !

Arriviamo, SI, arriviamo nel Delta del Po! Con qualsiasi mezzo ed anche con le ali della fantasia, in questo territorio “patrimonio dell’umanità”.
Molte bellezze sono nascoste ed occorre ritornare più volte negli stessi luoghi.
Non è facile visitare il delta; si devono fare lente tappe. Si tratta di un territorio  esteso per oltre 700 Km quadrati (a cavallo di Veneto ed Emilia Romagna), una superficie che hanno solamente pochi apparati deltizi in Europa. Ricordiamoli: Camargue (Delta del Rodano) in Francia, il Delta del Danubio in Romania e Ucraina e il Parco Nazionale della Doñana (foce del fiume Guadalquivir) in Spagna, tutte aree riconosciute come Riserve della Biosfera MaB UNESCO.
Nel nostro Delta alcune parti sono ancora integre e sono  di straordinario interesse naturalistico;  ma non è facile apprezzarne il valore se non si conoscono sotto questo punto di vista. La scuola dovrebbe essere la sede più adatta; infatti ci sono iniziative in tal senso,  ma ci vuole tempo per formare gli istruttori ed ancor di più gli allievi.
Accontentiamoci del paesaggio che fissiamo nelle nostre fotografie e delle immagini dall’alto scattate da amici con i “droni”, oppure catturate dai documentari della TV che ha scoperto il delta.
Pino Schiesari     











mercoledì 23 gennaio 2019

IN BICI NEL DELTA DEL PO


NEL PONTE DI BARCHE DEL PO DI GORO
Prendendo lo spunto da un raduno ciclistico che ha interessato i due ponti di barche del nostro profondo Delta, quello sul Po di Goro e quello sul Po di Gnocca, ho creato delle sequenze video nelle quali ho utilizzato “pagliacci in bici” che ho messo in movimento; nello sfondo immagini tratte da miei video del ponte di barche che collega il Veneto all’Emilia-Romagna. 
Il video dura poco più di un minuto, ma mi ha impegnato per molte ore.
Lo scopo è di tenere vivo l’interesse per il Delta, anche se non siamo in stagione.
Ma quale è la stagione più indicata per visitare il Delta? Escludendo i periodi dell’anno troppo freddi, tutti gli altri vanno bene. La primavera e l’autunno sono indicati per le escursioni in barca o in bicicletta; si usa la macchina per arrivare nel punto del luogo da visitare o del punto di partenza dell’imbarcazione, per le visite in bicicletta ognuno deciderà come fare.  In Estate, quando si è in vacanza nelle spiagge del Polesine o del Ferrarese, è più facile scegliere la meta e il mezzo per raggiungerla, ma non sono molti quelli che rinunciano a qualche ora di sole.
Nel vasto territorio all’interno del Delta del Po, o contiguo, ci sono i centri abitati o luoghi vicini ricchi di storia. Ci sono terre giovani ed altre antiche. C’è il delta “attivo” dove la bellezza è quella della natura, ed il delta antico dove altri sono i parametri della bellezza. Ci sono siti in Internet con consigli, ma non fate caso alle graduatorie “top 5 o 10”, visitate e fotografate.  Se usate il telefonino le foto verticali solo quando serve, i   panorami fotografateli in orizzontale, le foto sono più belle e adatte ad essere messe nei video ed utilizzate per evidenziare i particolari.
Pino Schiesari



IL VIDEO COMPLETO:


LE SINGOLE SEQUENZE CON I PAGLIACCI:






domenica 20 gennaio 2019

I COLORI E LA POESIA NELLE IMMAGINI DEL DELTA DEL PO



IMMAGINI DEL DELTA DEL PO 

Il paesaggio del Delta (Veneto – Emilia Romagna) con i suoi rami del Po, con le sue valli, le sue lagune, le sue spiagge è indiscutibilmente unico; specialmente se visto dall’alto (droni) si ottengono video e foto che sembrano disegni sull’acqua. Ma dall’alto verso il basso si perde la parte più bella del cielo: i colori caldi e le infinite sfumature del rosso dell’alba e del tramonto sulla linea dell’orizzonte. Se poi ci mettiamo le sfumature delle nubi che si specchiano nell’acqua, la natura diventa poesia, diventa ispirazione, diventa opera d’arte.
Belle le immagini dove si intravedono pennacchi, ombre, sagome di barche, la nebbia invernale, le spiagge selvagge. Campanili, antichi oratori e altre isolate costruzioni, ci ricordano la presenza dell’uomo in questi luoghi apparentemente disabitati. Altrettanto belle le distese azzurre dell’acqua e del cielo e quelle dei pioppeti nelle golene.
Non ho messo i nomi degli autori delle immagini, ma tutti dobbiamo sentirci autori idealmente e orgogliosi di contribuire alla valorizzazione del nostro meraviglioso territorio.


Golena a Santa Maria in Punta (RO)
presso Corbola (RO)
Magia di un'alba nella Laguna del Canarin, Porto Tolle (RO)
Porto di Gorino Ferrarese (FE)
Porto Levante, frazione del comune di Porto Viro (RO)
Sacca di Scardovari (RO)
Presso Corbola (RO)
Chiesetta di Cà Garzon - Adria 

Salina di Cervia (RA)
ANTICO ORATORIO IN PROSSIMITA' DI ALBARELLA (RO)




lunedì 10 dicembre 2018

LA DELIZIA DI MESOLA NEL DELTA DEL PO


LA DELIZIA DI MESOLA NEL DELTA DEL PO

Domenica 9 dicembre 2018, una giornata con il sole nel Delta del Po, diversamente dalla fitta nebbia incontrata nel percorso da Rovigo,  una occasione per fare foto.  Nel Delta non ci sono solo le valli, le lagune, gli scanni, le barene e le deserte spiagge alle foci dei vari rami del Po, dove le immagini da catturare sono quelle delle numerose colonie di amici “alati” o quelle dei selvaggi canneti e dei meandri d’acqua. Il Delta è anche un luogo ricco di storia.  Uno di questi è il Castello di Mesola, è proprio sulla strada, sulla Romea, sulla Riva destra del Po di Goro; poco prima o poco dopo, dipende dalla direzione di marcia, l’antico sito di San Basilio, che con Adria e Spina, nel  IV – V secolo a.c.,  è stato una località portuale usata per gli scambi commerciali con l'Ellade, l'antico mondo Greco.  Ed ancora: a 12 Km  dal Castello,  l’antica Abbazia di Pomposa, risalente al VI-VII secondo d.c., ancor prima del monaco Guido d'Arezzo che 1000 anni fa ideò la moderna notazione musicale e fissò il nome delle note musicali.
Lascio ad Internet la descrizione di questi luoghi storici.
In questo post un mio brevissimo video realizzato  con le foto scattate nella sosta presso il Castello di Mesola.
Nel video ho messo anche la foto completa del campanile del quale si vede solo la cima nella sponda polesana del Po di Goro. Si tratta del campanile rimasto orfano della sua Chiesa di Rivà d'Ariano nel Polesine, demolita per rinforzare gli argini del fiume.
Buona visione.
Pino Schiesari alias Pino Vision

   


ALCUNE IMMAGINI












domenica 18 novembre 2018

Dragare il grande fiume: si o no? – VIDEO

DA TELESTENSE

Dragare il grande fiume: si o no? – VIDEO

17/11/2018 18:07·

E’ un tema che da anni divide perché schiera due fronti diversi a seconda della sensibilità ambientalista oppure delle esigenze economiche dei territorio attraversati dal grande fiume. Perché dragare il Po, oppure lasciare lo scorrimento naturale dei sedimenti, è un problema ancora molto percepito. I dati però parlerebbero chiaro e dicono che il letto del grande fiume, da parecchi decenni, invece di alzarsi si abbassa sempre di più. Ne abbiamo parlato con il geologo Marco Bondesan, ex docente Unife






venerdì 2 novembre 2018

DELTA VISION - IMMAGINI, LUCI E COLORI


DELTA VISION  
IMMAGINI, LUCI E COLORI
con simbologia in 3D

Mi piace giocare con le immagini, con le luci ed i colori. In questi giorni c’è l’occasione per farlo: il brutto tempo e il recente intervento chirurgico. Le immagini di questo video sono quelle del Delta del Po, quelle che riguardano la costa e il territorio di Porto Tolle. Per non appesantire il video non ho messo didascalie per ricordare il nome delle lagune, degli scanni, delle buse e dei rami del Po; qualche luogo è facilmente riconoscibile, altri meno di ambienti simili fra loro, dove la topografia cambia in continuazione.
Un tempo in alcuni degli scanni c’è stata vita; se vita si può chiamare quella dei pescatori e dei raccoglitori di canne, una vita di stenti, miseria e malattie. Sono luoghi raggiungibili solo via mare nella buona stagione. Sono siti che hanno ispirato scrittori e registi con racconti di storie, alluvioni e fatti di guerra.
Il 9 giugno 2015 l’Unesco ha inserito Il Delta del Po nell’elenco delle “Riserve Mondiali delle Biosfera”, dalla foce dell’Adige, in Veneto, alla foce del Reno, in Emilia Romagna. Un anno fa la decisione del Parlamento che prevede la fusione dei due Parchi Regionali. Ora si vorrebbe invece  un Parco Nazionale.
È una delle aree umide di acqua più vaste d’Europa che bisogna preservare e proteggere, ma è un territorio creato sia dal fiume, che dall'opera dell'uomo che nei secoli ne ha regimentato le acque, bonificato i terreni e creato insediamenti.
Nell'area del Delta, natura, storia, tradizione, cultura, arte ed “economia” si intrecciano e compendiano. Qualsiasi sia la formula organizzativa del futuro Parco deve tenere conto delle migliaia di famiglie che vivono a ridosso dei corsi d’acqua, delle valli e delle sacche e che traggono il sostentamento  dalle attività economiche connesse.  
Pino Schiesari