I testi condivisi da un lavoro comune dei due Parchi, quello
Veneto e quello dell’Emilia Romagna.
II Delta del Po è un territorio costruito, nel corso dei
millenni, dai sedimenti depositati dal nostro più grande fiume e ridistribuiti
dall'azione del mare e del vento. L'uomo, nel tempo, ha assunto nell’evoluzione
del Delta un ruolo sempre maggiore, fino a divenirne il protagonista quando,
quattro secoli fa, ha realizzato il taglio di Porto Viro, dal quale ha preso
origine il Delta Moderno. Oggi il suo compito è far riemergere, storia e natura
di questo territorio, divenendone il custode.
LE ANTICHE MURA, LE PORTE DELLA CITTA’, IL CASTELLO, LE
TORRI
La città di Rovigo pur non essendo compresa nel terrirorio della Riserva di Biosfera di recente riconoscimento da parte dell'UNESCO costituita dal Delta del Po, ha la medesima origine. Infatti
l’abitato di Rovigo è sorto in epoca antica in un territorio
acquitrinoso e paludoso protetto da un sistema di fosse che correvano parallele
all’esterno della città e compreso fra i due principali fiumi d'Italia nella parte finale del loro percorso.
La necessità di dotarsi di un sistema murario a
presidio del centro abitato, si ebbe già dal XII secolo, in quanto il
territorio fu oggetto di ripetute contese fra gli Estensi di Ferrara, gli
Scaligeri di Verona, i Carraresi di Padova e la Repubblica di Venezia. Nel
corso dei secoli il tracciato assunse la forma di un pentagono schiacciato. Dal
XVI secolo le fortificazioni persero progressivamente di importanza e, in molti
casi, vennero costruite abitazioni addossate all’interno o all’esterno delle
mura. Oggi rimangono poche tracce visibili di questo antico manufatto di epoca
medievale; quelle meglio conservate sono visibili alla fine di via Boscolo: si
tratta delle mura che chiudevano il lato meridionale della città.
«Nel Settecento, Rovigo era circondata da un’ampia cinta di
mura: cinque porte e un portello permettevano l'accesso alla città. Di queste
porte soltanto due rimasero, quella di Sant’Agostino e quella di San Bartolomeo
(o San Bortolo); le altre tre, cioè quella d'Arquà, quella di San Giovanni e
quella di San Francesco, furono demolite nell’Ottocento. Il portello (così
chiamato perché più piccolo delle altre porte) fu distrutto nel 1823. La porta
di San Bartolomeo (o San Bortolo), che prende il nome dalla chiesa extra moenia
di San Bartolomeo Apostolo, fu eretta tra il 1482 e il 1486, sotto il dogato di
Giovanni Mocenigo, in coincidenza con il passaggio della città al dominio della
Serenissima. Si tratta di una porta in cotto, a unico fornice, merlata e adorna
di stemmi nobiliari. Il relativo arco è sovrastato su entrambi i lati da una
cornice, secondo lo stile del Sansovino». http://guide.travelitalia.com/it/guide/rovigo/porta-san-bortolo/
LA TORRE PIGHIN
«Torre Pighin è l'unica torre di cinta rimasta a Rovigo.
Originariamente la torre, avendo funzione solo di difesa, era aperta verso
l'interno. Nel '700 è stata costruita al suo interno un'abitazione privata,
conferendo così al monumento un aspetto veramente particolare. Torre Pighin è
l'unica torre rimasta fra quelle che sorgevano lungo la cinta muraria di
Rovigo. La torre aveva una funzione principalmente di difesa della città: la
sua altezza altezza consentiva una maggiore comodità di avvistamento. La torre
in origine era aperta verso l'interno della città, perchè aveva una finalità
esclusivamente di difesa e non abitativa. Probabilmente al parte aperta era
provvista di alcuni piani in legno, collegati fra di loro da scale a pioli. A seguito
dell'evoluzione delle tecniche militari, la torre perse importanza e nel '700
fu trasformata in un'abitazione, aggiungendo la parete mancante. Nel corso
del'800 e del '900 la convivenza di un'abitazione privata all'interno di una
proprietà pubblica (la torre) rese spesso complicati gli interventi di
restauro. Solo alla fine del '900 Torre Pighin è stata ristrutturata ed ora si
può ammirare in tutta la sua particolarità».
«Intorno al 920 il Castello fu eretto dal vescovo di Adria,
Paolo Cattaneo. Esso rappresenta il reperto urbanistico più antico della città.
Ignoti sono il progettista e l’esecutore dell’opera; è invece certo che il
Castello accolse la sede vescovile ed ebbe funzione difensiva contro le
scorrerie degli Ungari. Si ritiene che, in origine, fosse una rudimentale
fortificazione, composta da una torre cinta da una palizzata. La struttura fu
poi modificata e ampliata, fino a diventare una vera e propria fortezza, cinta
da mura merlate e da un fossato e dotata di ben otto torri. Vi si accedeva
attraverso due ponti levatoi. Al centro della fortezza si elevava il mastio,
tuttora esistente, chiamato Torre Donà: alta più di sessanta metri, essa è una
delle maggiori torri medievali italiane. Nei pressi sorge la Torre Grimani,
chiamata “Torre mozza” perché parzialmente crollata. Entrambe le torri sono
pendenti. Simbolo della città, il Castello – che oggi prospetta su Piazza
Matteotti – fu sempre considerato proprietà comunale. Quando, nel 1482, Rovigo
si sottomise a Venezia, fu stabilito che la Serenissima dovesse mantenere,
riparare ed eventualmente rifare – a proprie spese – le mura e le fortezze. Nel
1598 il Consiglio Rodigino concesse al nobiluomo Niccolò Denudo – a titolo di
livello perpetuo – il Castello e le sue pertinenze, con l'obbligo di buona
conservazione. Nel 1771 i patrizi Donà iniziarono la demolizione della torre
col pretesto di pubblico pericolo, ma nella causa loro intentata dai cittadini,
ebbero torto. II successore dei Donà, conte Marco Grimani, nel 1836, demoliva
parte delle mura; ma la demolizione fu fermata dalle autorità». http://guide.travelitalia.com/it/guide/rovigo/castello-rovigo/
ALCUNE FOTOGRAFIE PRESENTI NEL VIDEO
Torre Grimani
Torre Grimani e Torre Donà vuste dal terrapieno interno al Castello
Porzione di mura di cinta del castello
L'interno della Porta di San Bortolo a sud della città
Porta San Bortolo
Torre Pighin - L'unica torre rimasta
Sia all'interno che all'esterno le mura sono state incorporate nelle abitazioni
Questa porzione visibile è nel retro di Via Luigi Boscolo
Porta Sant'Agostino - sia a destra che a sinistra le mura sono state sostituite o inglobate nelle abitazioni
Arriviamo, SI, arriviamo nel Delta del Po! Con qualsiasi
mezzo ed anche con le ali della fantasia, in questo territorio “patrimonio
dell’umanità”.
Molte bellezze sono nascoste ed occorre ritornare più volte
negli stessi luoghi.
Non è facile
visitare il delta; si devono fare lente tappe. Si tratta di un
territorioesteso per oltre 700 Km
quadrati (a cavallo di Veneto ed Emilia Romagna), una superficie che hanno
solamente pochi apparati deltizi in Europa. Ricordiamoli: Camargue (Delta del
Rodano) in Francia, il Delta del Danubio in Romania e Ucraina e il Parco
Nazionale della Doñana (foce del fiume Guadalquivir) in Spagna, tutte aree
riconosciute come Riserve della Biosfera MaB UNESCO.
Nel nostro Delta alcune parti sono ancora integre e sono di straordinario interesse naturalistico; ma non è facile apprezzarne il valore se non
si conoscono sotto questo punto di vista. La scuola dovrebbe essere la sede più
adatta; infatti ci sono iniziative in tal senso, ma ci vuole tempo per formare gli istruttori
ed ancor di più gli allievi.
Accontentiamoci del paesaggio che fissiamo nelle nostre
fotografie e delle immagini dall’alto scattate da amici con i “droni”, oppure
catturate dai documentari della TV che ha scoperto il delta.
Prendendo lo spunto da un raduno ciclistico che ha
interessato i due ponti di barche del nostro profondo Delta, quello sul Po di
Goro e quello sul Po di Gnocca, ho creato delle sequenze video nelle quali ho
utilizzato “pagliacci in bici” che ho messo in movimento; nello sfondo immagini
tratte da miei video del ponte di barche che collega il Veneto all’Emilia-Romagna.
Il video dura poco più di un minuto, ma mi ha impegnato per molte ore.
Lo scopo è di tenere vivo l’interesse per il Delta, anche se
non siamo in stagione.
Ma quale è la stagione più indicata per visitare il Delta? Escludendo
i periodi dell’anno troppo freddi, tutti gli altri vanno bene. La primavera e l’autunno
sono indicati per le escursioni in barca o in bicicletta; si usa la macchina
per arrivare nel punto del luogo da visitare o del punto di partenza dell’imbarcazione,
per le visite in bicicletta ognuno deciderà come fare. In Estate, quando si è in vacanza nelle spiagge
del Polesine o del Ferrarese, è più facile scegliere la meta e il mezzo per
raggiungerla, ma non sono molti quelli che rinunciano a qualche ora di sole.
Nel vasto territorio all’interno del Delta del Po, o contiguo,
ci sono i centri abitati o luoghi vicini ricchi di storia. Ci sono terre
giovani ed altre antiche. C’è il delta “attivo” dove la bellezza è quella della
natura, ed il delta antico dove altri sono i parametri della bellezza. Ci sono
siti in Internet con consigli, ma non fate caso alle graduatorie “top 5 o 10”,
visitate e fotografate. Se usate il
telefonino le foto verticali solo quando serve, i panorami fotografateli in orizzontale, le foto
sono più belle e adatte ad essere messe nei video ed utilizzate per evidenziare
i particolari.
Il
paesaggio del Delta (Veneto – Emilia Romagna) con i suoi rami del
Po, con le sue valli, le sue lagune, le sue spiagge è
indiscutibilmente unico; specialmente se visto dall’alto (droni) si
ottengono video e foto che sembrano disegni sull’acqua. Ma
dall’alto verso il basso si perde la parte più bella del cielo: i
colori caldi e le infinite sfumature del rosso dell’alba e del
tramonto sulla linea dell’orizzonte. Se poi ci mettiamo le
sfumature delle nubi che si specchiano nell’acqua, la natura
diventa poesia, diventa ispirazione, diventa opera d’arte.
Belle
le immagini dove si intravedono pennacchi, ombre, sagome di barche,
la nebbia invernale, le spiagge selvagge. Campanili, antichi oratori
e altre isolate costruzioni, ci ricordano la presenza dell’uomo in
questi luoghi apparentemente disabitati. Altrettanto belle le distese
azzurre dell’acqua e del cielo e quelle dei pioppeti nelle golene.
Non
ho messo i nomi degli autori delle immagini, ma tutti dobbiamo
sentirci autori idealmente e orgogliosi di contribuire alla
valorizzazione del nostro meraviglioso territorio.
Golena a Santa Maria in Punta (RO)
presso Corbola (RO)
Magia di un'alba nella Laguna del Canarin, Porto Tolle (RO)
Porto di Gorino Ferrarese (FE)
Porto Levante, frazione del comune di Porto Viro (RO)
Domenica 9 dicembre 2018, una giornata con il sole nel Delta
del Po, diversamente dalla fitta nebbia incontrata nel percorso da Rovigo, una occasione per fare foto. Nel Delta non ci sono solo le valli, le
lagune, gli scanni, le barene e le deserte spiagge alle foci dei vari rami del Po,
dove le immagini da catturare sono quelle delle numerose colonie di amici “alati”
o quelle dei selvaggi canneti e dei meandri d’acqua. Il Delta è anche un luogo ricco
di storia. Uno di questi è il Castello
di Mesola, è proprio sulla strada, sulla Romea, sulla Riva destra del Po di
Goro; poco prima o poco dopo, dipende dalla direzione di marcia, l’antico sito
di San Basilio, che con Adria e Spina, nel IV – V secolo a.c., è stato una località portuale usata per gli
scambi commerciali con l'Ellade, l'antico mondo Greco. Ed ancora: a 12 Km dal Castello, l’antica Abbazia di Pomposa, risalente al
VI-VII secondo d.c., ancor prima del monaco Guido d'Arezzo che 1000 anni fa ideò
la moderna notazione musicale e fissò il nome delle note musicali.
Lascio ad Internet la descrizione di questi luoghi storici.
In questo post un mio brevissimo video realizzato con le foto scattate nella sosta presso il
Castello di Mesola.
Nel video ho messo
anche la foto completa del campanile del quale si vede solo la cima nella
sponda polesana del Po di Goro. Si tratta del campanile rimasto orfano della
sua Chiesa di Rivà d'Ariano nel Polesine, demolita per rinforzare gli argini
del fiume.
E’
un tema che da anni divide perché schiera due fronti diversi a
seconda della sensibilità ambientalista oppure delle esigenze
economiche dei territorio attraversati dal grande fiume. Perché
dragare il Po, oppure lasciare lo scorrimento naturale dei sedimenti,
è un problema ancora molto percepito. I dati però parlerebbero
chiaro e dicono che il letto del grande fiume, da parecchi decenni,
invece di alzarsi si abbassa sempre di più. Ne abbiamo parlato con
il geologo Marco Bondesan, ex docente Unife
Mi piace giocare con le immagini, con le luci ed i colori.
In questi giorni c’è l’occasione per farlo: il brutto tempo e il recente
intervento chirurgico. Le immagini di questo video sono quelle del Delta del
Po, quelle che riguardano la costa e il territorio di Porto Tolle. Per non
appesantire il video non ho messo didascalie per ricordare il nome delle
lagune, degli scanni, delle buse e dei rami del Po; qualche luogo è facilmente
riconoscibile, altri meno di ambienti simili fra loro, dove la topografia
cambia in continuazione.
Un tempo in alcuni degli scanni c’è stata vita; se vita si
può chiamare quella dei pescatori e dei raccoglitori di canne, una vita di
stenti, miseria e malattie. Sono luoghi raggiungibili solo via mare nella buona
stagione. Sono siti che hanno ispirato scrittori e registi con racconti di
storie, alluvioni e fatti di guerra.
Il 9 giugno 2015 l’Unesco ha inserito Il Delta del Po
nell’elenco delle “Riserve Mondiali delle Biosfera”, dalla foce dell’Adige, in
Veneto, alla foce del Reno, in Emilia Romagna. Un anno fa la decisione del
Parlamento che prevede la fusione dei due Parchi Regionali. Ora si vorrebbe
invece un Parco Nazionale.
È una delle aree umide di acqua più vaste d’Europa che
bisogna preservare e proteggere, ma è un territorio creato sia dal fiume, che
dall'opera dell'uomo che nei secoli ne ha regimentato le acque, bonificato i
terreni e creato insediamenti.
Nell'area del Delta, natura, storia, tradizione, cultura,
arte ed “economia” si intrecciano e compendiano. Qualsiasi sia la formula
organizzativa del futuro Parco deve tenere conto delle migliaia di famiglie che
vivono a ridosso dei corsi d’acqua, delle valli e delle sacche e che traggono
il sostentamentodalle attività
economiche connesse.